Maccarunaro

Mestieri Antichi, Storia e Tradizioni

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Il Maccarunaro indicava colui che vendeva la pasta cotta da mangiare ma indicava anche colui che li fabbricava, ancora crudi ovviamente.

Il maccarunaro fuori la sua bottega serve i maccheroni alle persone che li mangiano con le maniIl Maccarunaro era “l’amico della plebe”: piazzava le sue pentolone fuori della sua bottega ed iniziava subito il via vai delle persone.

Gaetano Valeriani nel suo racconto presente nella raccolta “Napoli in miniatura” curata da Mariano Lombardi e pubblicata nel 1847, non senza un pizzico di malcelata ironia ci descrive la figura del maccarunaro e, soprattutto, il modo in cui i napoletani mangiavano la pasta: con le dita al posto della forchetta. Leggiamo una parte del suo racconto.

Fuori della bottega, con cammini ambulanti, sù quali sempre le caldaje in pronto, non è mai scarso di avventori. Egli se ne sta burbanzoso, come persona inviolabile, e conscio pienamente della sua alta importanza, sbracciato, con un grembiule di tutti i colori innanzi, un berretto che una volta era bianco in testa, e serve chiunque lo richiede.

Le porzioni non hanno un prezzo fisso; anco un grano ,anco un tornese è sufficien te ad avere maccheroni.

Appena ricevuta l’inchiesta sfodera la sua nerboruta destra, afferra la merce, la solleva più in alto che può, la fa cader nel piatto, vi spruzza poi sopra alcune rare molecole di cacio, e la porge al consumatore, che spesso ne rinviene tanta quantità da temere che il vento insidiatore con un soffio non se la porti con tutto il tondino.

Quì il dramma ora si rappresenta all’opposto lato.
Intere famiglie spesso intervengono dal maccheronaro; fino i fidanzati si fan presente di questi maccheroni.

La galanteria nel mangiare è tutta propria. Nè cucchiai nè forchette si usan mai; il nostro popolo ha questi utensili come oggetti di lusso; la santa madre natura ne ha talmente provveduto tutti gli uomini, da non aver bisogno dell’arte. Il popolo afferra con la sinistra il piatto; con la destra, pulita come le faccie loro, prende i maccheroni, li solleva tanto in alto che le estremità non tocchino più la superficie del piatto, e voltando con mille storcimenti la faccia di sotto in su, vi sottopone la bocca, se li lascia cader dentro, e li trangugia sì rapidamente, che potresti bene asserire che non tocchino i denti.

In un boccone o due tutta la messe sparì.
E allora?
Si lecca o con l’uscio delle dita, o con quel della lingua il piatto, che, deludendo il povero maccheronaro, facendogliel credere pulito dalla sua lucentezza, lo riporta economicamente a far due, tre, dieci e venti delle solite parti nella medesima commedia.

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