Leggende e Racconti, Storia e Tradizioni
Ancora da “Leggende Napoletane” (1881) di Matilde Serao, leggiamo la terza parte de “La Leggenda dell’Amore“.
E vi è anche l’amore che è un prodigioso abbagliamento, un miraggio fatale, l’acciecamento di colui che, ardito e folle, ha voluto fissare il sole.
Era un pescatore abile e fortunato, colui di cui vi narro, e l’intiero suo giorno passava fra l’amo e le reti, lieto quando la pesca era abbondante, incollerito quando la tempesta che intorbida le acque, rendeva inefficace le sue fatiche.
Era uomo semplice e buono, silenzioso ed ignorante d’amore: quando un giorno, mentre sedeva a riva ed immergeva l’amo nell’onda, dalle glauche acque, dinanzi a lui sorse una Ninfa marina, dal corpo bianco e provocante, dai lunghi e biondi capelli che il vento sollevava, dallo sguardo verde e terso come il cristallo; ella cantava soavemente e le sue candide dita volavano sulla cetra.
Era così lusinghiero, così attraente il suo canto che il povero pescatore sentì struggersi il cuore e non avendo che l’ardente desiderio di raggiungere la sirena e morire in un supremo abbraccio, precipitò nel mare.
Tre volte venne a galla, tre volte scomparve nel mare - e lui fortunato se potette con la morte pagare così infinito godimento.
Il sito dove egli precipitò fu chiamato Mergellina dal suo nome e dicesi ancora, nelle fosforescenti notti d’estate, vi ricompaia la sirena.
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