Chiesa di Santa Chiara, le donazioni degli Angioini

Chiese, Storia e Tradizioni

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Davvero notevoli furono le donazioni che re Roberto d’Angiò e soprattutto sua moglie, la regina Sancia, dedicarono al complesso e alla Chiesa Santa Chiara.

Il 10 luglio del 1315 il re Roberto fece donazione di case, di castelli e di terre che rendevano 1600 oncie d’oro l’anno alla regina Sancia per farne quello che voleva a condizione che ne potesse disporre anche lui; la regina chiese a lui licenza per farne donazione per le monache di Santa Chiara che inizialmente erano 100, 20 i frati.

Questa donazione fu registrata dal notaio Giacomo Quaranta di Napoli e dal segretario Regionale Giovanni d’Ariano; 25 oncie furono, inoltre, assegnate per il vestiario delle monache; 50 oncie per il mantenimento della fabbrica dove dimoravano.

Il 13 agosto del 1316 il re Roberto donò alla regina Sancia la rendita del tenimento Correggia Trojano, nel giustizierato di Capitanata.

Il 2 settembre 1316, il re Roberto dette 3000 oncie d’oro alla regina Sancia per il monastero di Santa Chiara.

Il 24 marzo 1317 il re Roberto riservò 50 oncie d’oro annue sulla Dogana di Napoli per quattro anni, per permettere l’acquisto di cibo per le monache.

Il 9 maggio 1317 il re Roberto si premunì di rendere solenne e legale che quanto da lui rilasciato alla regina Sancia sua moglie e donato al venerabile monastero dell’Ostia Santa, era stato da egli sempre approvato, e vietata agli eredi e successori, per qualunque ragione, di prendere alcunchè ne dall’Abadessa suora Francesca de Paternis donataria, n6egrave; da chi le succedeva.

Il 2 giugno 1317, lo stesso Roberto dichiarò a scanso d’equivoci, per il futuro, che quanto lui e la regina avevano donato a questo venerabile monastero con diverse donazioni, lo avevano fatto utilizzando indifferentemente i nomi di Corpo di Cristo, di Santa Chiara e dell’Ostia Santa.

Carlo duca di Calabria, come Vicario del Regno, ordinò il 23 agosto 1317 di poter immettere senza peso alcuno grano, legumi, vino e formaggio per uso personale delle monache.
Lo stesso Carlo ordinò il 10 febbraio 1320 di donare al monastero altre 50 oncie d’oro annue.

Il re Roberto, da Avignone, il 13 marzo 1320 ordinò aggiunse altre 50 oncie d’oro alla rendita annuale.

Carlo duca di Calabria ordinò, il 18 ottobre 1320, al reggente della Vicaria di obbligare Guglielmo Brancaccio a vendere il suo orto al monastero di Santa Chiara, orto che precedentemente il Brancaccio non aveva voluto vendere.

La regina Sancia il 30 gennaio 1321, alla presenza di re Roberto, dell’Arcivescovo di Capua, del Vescovo di Pozzuoli ed altri della sua Corte, con un atto ufficiale stilato nella città di Marsiglia, attraverso il notaio Marmorario di Napoli, assegnò alla Badessa ed alle monache l’assoluta proprietà del Monastero, della Chiesa di Santa Chiara e delle case edificate nel complesso; per il mantenimento di 100 monache e 20 frati la rendita annua passò prima a 400 oncie d’oro e, una volta aumentate le monache d’altre 50 ed i frati d’altri 10, la rendita fu portata a 600 oncie.

La stessa regina nel 1321 aumentò la rendita suddetta per portare le monache al numero di 200 ed i frati a 50.

Carlo duca di Calabria con un ordine del 28 marzo 1321 permise alle monache di poter estrarre qualunque tipo di legna in qualunque luogo del regno, per ultimare la chiesa; l’ordine di facilitare il completamento del monastero fu esteso anche ad altre autorità.

Il re Roberto, da Avignone, ordinò un pagamento di 1000 oncie d’oro alla regina Sancia e di farne l’ uso che voleva.

Il 25 settembre 1328 re Roberto accordò il beneficio al monastero di Santa Chiara di 100 tomola di sale all’anno.

Il 15 dicembre 1334 concesse alla regina Sancia molti feudi tra i quali Ottaviano, Ferrazzano, Loratino, S. Nicandro, che furono a loro volta donati al monastero.

il 21 settembre 1335 re Roberto rese esente il monastero da qualsiasi pagamento e tassa

Ancora la regina Sancia, il 16 ottobre 1342, per aver portato le monache al numero di 200 donò,tramite documento registrato dal notaio Giacomo Quaranta, una rendita di 1200 oncie d’oro attraverso beni nei dintorni di Napoli: Marano, Capodichino ecc.

Il re Roberto con notifiche ufficiali del 28 marzo 1337 e dell’1 febbraio 1338, dichiarò che tutte le donazioni fatte alla regina Sancia, le erano dovute come compenso di precedenti sussidii che precedentemente la regina aveva operato nei suoi confronti; per questo emise un assegno di 11mila oncie d’oro annue da poterne disporre fino a due anni dopo la sua morte a beneficio dei monasteri che ella desiderava appoggiare.

Il re Roberto il 30 dicembre 1343, pochi giorni prima di morire, donò a Sancia il fondo di castel Sant’Angelo dietro pagamento di dodici oncie d’oro l’anno al castellano; il fondo fu donato al monastero di Santa Chiara e tale circostanzaportò il popolo a dire che la Badessa di Santa Chiara è Regina di Pozzuoli.

Il re Roberto confermò sempre ledonazioni fatte alla regina Sancia e la stessa Giovanna I confermò attraverso diversi atti legali, le donazioni fatte dal suo avo riconfermando, il 20 Ottobre 1343, tutti i privilegi alle monache della Chiesa di Santa Chiara.

  • Indirizzo: Via Benedetto Croce e via Santa Chiara, 49/c - Napoli
  • Orari di apertura:
    • Chiesa: 7.30 - 13.00 e 16.00 - 20.00
    • Museo: tutti i giorni 9.00 - 13.00 e 14.30 - 17.30. Domenica 9.30 - 13.00
  • Giorno di chiusura:
  • Prezzo del biglietto: Per la Chiesa: libero. Per il Complesso: il biglietto del museo costa 4 Euro e dà diritto anche alla visita al Chiostro.
  • Richiesta informazioni: Tel. 081.5526209
  • Sito web: www.oltreilchiostro.org

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