Pubblicato il 8 febbraio 2011Diffondi questa pubblicazione:
Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti della Regione Campania, sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione per reati ambientali eseguita in varie zone d’Italia dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) e dalla Guardia di finanza di Napoli.
L’operazione, che vede indagate altre 38 persone tra cui anche Antonio Bassolino, l’ex assessore regionale Luigi Nocera e l’ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi, è stata coordinata dalla procura della Repubblica di Napoli.
Le accuse sono di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali;
I Magistrati ipotizzano un accordo illecito tra funzionari pubblici e gestori degli impianti di depurazione che, per anni, ha consentito di sversare centinaia e centinaia di tonnellate di rifiuti non trattati inquinando un lunghissimo tratto di costa della Campania, dal Salernitano fino al Casertano.
Agli arresti domiciliari è finito anche Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del ministero dell’Ambiente.
Sono invece in carcere Lionello Serva, ex sub-commissario per i rifiuti della Regione Campania; Claudio Di Biasio, tecnico degli impianti del Commissariato; Generoso Schiavone, responsabile della Gestione acque per i depuratori della Regione Campania e Mario Lupacchini, dirigente del settore Ecologia della Regione.
L’indagine, durata fino al luglio 2010, ripartiva da quella conclusa nel maggio 2008 e nota con il nome di Operazione Rompiballe che aveva portato all’arresto di 25 indagati per traffico illecito di rifiuti.
C’è da chiedersi dove erano, e tuttora sono, le Istituzioni e le Autorità preposte a vigilare per tempo acchè tutto questo non accadesse: Magistrati, Polizia, Carabinieri, Finanza, Capitanerie e i cittadini, sopratutto quelli che risiedono nella zona interessata;
Da quando esiste il famigerato depuratore di Cuma non ho mai sentito parlare di balneabilità del tratto costiero adiacente ad esso; è risaputo da sempre che la zona costiera del casertano non ha mai eccelso per la pulizia del mare, zona resa tristemente nota grazie anche dalle numerose vicende legate agli interessi della criminalità organizzata.
Difficile non lasciarsi trascinare dalla suggestiva e facile ipotesi che l’impianto di depurazione di Cuma non sia altro stato che l’ennesimo spreco di denaro pubblico, del solito “magna magna” di pochi interessati, come se il litorale domizio non fosse altro che un enorme contenitore di rifiuti, deturpato da anni di abbandono “ordinario”, seppellendo così ogni possibilità di crescita nel settore turistico.
Dalle interecettazioni si rileva che fu deciso di versare il percolato negli impianti di depurazione ben consapevoli che questo raggiungesse il mare senza alcun trattamento, “merda scaricata a mare” le parole usate dal dirigente regionale Generoso Schiavone.
La Magistratura valuterà e giudicherà i fatti, confermando o meno i provvedimenti presi in questa fase delle indagini, ma l’ennesima offesa che il territorio ed i cittadini hanno subito è sintetizzata in quella frase, speriamo che non venga dimenticata.
Tag: Cuma, depuratore, percolato, Rifiuti
Sviluppatore Web professionista, si occupa anche di Docenza in procedure informatiche. Attualmente è impegnato come Team Leader e Coordinatore di un gruppo di sviluppo presso una multinazionale a Milano. Esperto di Accessiblità ed Usabilità collabora nella stesura di articoli tecnici in numerosi blog, oltre a Storie di Napoli.
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