La morte, la paura e l’indifferenza

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Napoli, agguato a Montesanto.
Questo il video passato qualche giorno fa su alcuni telegiornali e che il 16 Giugno è stato pubblicato sulla versione online de il Mattino nell’articolo: La morte di Petru, ucciso tra l’indifferenza della gente. Il fatto risale a Martedì 26 maggio, ore 19,47

Siamo a Napoli, appena fuori della stazione della cumana di Montesanto.
Il viavai è quello di sempre ma il fatto ripreso dalle tre telecamere a circuito chiuso della stazione mostra una scena incredibile.

Appena fuori della cumana otto delinquenti su 4 moto contromano sparano tra la folla che fugge atterrita; alcuni si riparano nella stazione; puntavano a Salvatore Mariano: colpiranno invece Petru alla gamba e al torace.
Il giovane, anche se ferito gravemente, cerca riparo all’interno della funicolare.

Napoli, agguato a Montesanto: il giovane Petru accasciato vicono ai tornelli della cumanaIl giovane raggiunge l’ingresso della funicolare dalla parte delle scale mobili fino all’arrivo nella sala della biglietteria. Ed è qui che si accascia al suolo.

Sua moglie è vicino a lui.

I due romeni chiedono disperatamente aiuto; vicino a loro ci sono una quindicina di persone ma nessuno tenta di aiutare i due. Guardano, scavalcano i tornelli e scappano.

Ho letto in giro i più svariati commenti alle reazioni delle persone che hanno assistito alla vicenda.
C’è chi grida alla vergogna, chi avanza giustificazioni.
Chi sentenzia l’indifferenza delle persone e chi comprende le loro paure.
Chi esprime disprezzo per Napoli ed i napoletani, chi li difende.

A Napoli il trovarsi nel bel mezzo di una sparatoria non è evento quotidiano, sicuro, inevitabile.
Fosse così, a quest’ora saremo dovuti essere tutti morti. O tutti fuggiti via.

Non ci si aspetta quindi di ritrovarsi a schivare pallottole.
Non si è mai e comunque preparati ad un simile evento. Parlo della gente comune.

La reazione della singola persona può essere anche immediata, non calcolata, imprevedibile.
Sono pochi attimi cruciali in cui è l’istinto di sopravvivenza a dettare il comportamento di ognuno.

Il video, però, toccherebbe guardarlo decine e decine di volte…

Sono riconoscibili le persone in preda al panico: quelle fuori dalla stazione che cercano il primo riparo possibile; quelle all’interno che, abbiano sentito gli spari o abbiano sentito urla o solo visto una massa di persone scappare lungo una direzione, sono accomunate dal tentativo di “direzionarsi” verso un luogo ritenuto sicuro, che sia necessario scavalcare, infrangere, rotolare e quantaltro. Un pò come accade nei documentari in cui l’animale attaccato dal predatore viene abbandonato dal gruppo che per stavolta l’ha scampata.
Alla fine siamo comunque animali (con la a minuscola).

Nel video sono anche riconoscibili quegli “aggregati molecolari” (non oso definirle persone) che con la lucidità più riprovevole hanno il tempo di sondare la situazione, capire gli eventi e, con la tranquillità più assoluta, decidere di non intervenire in una situazione che, d’altra parte, non ha nulla a che fare con la quotidianeità della loro esistenza o con quello che si erano prefissati di fare quel giorno.

E di questo me ne vergogno
Di essere napoletano, di essere italiano, di essere umano.

Restano comunque dei dati oggettivi: la stazione della Cumana è “presidiata”, a 150 metri c’è un presidio militare, a 80 metri il nosocomio.

Inutile dire che, fosse stato un italiano, la cosa sarebbe andata diversamente.
Sarebbe stato lasciato lì per terra comunque. E da solo.

Inutile dire che più volte per strada si gira lo sguardo dall’altra parte anche per situazioni che non comportino rischio di vita.

Il resto credo siano solo supposizioni.

18Giu 2009

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